Diario di un mago: vi spiego la magia


Sono quattro i pilastri su cui si basa la magia: volere, osare, tacere, potere

Usa la tua determinazione silenziosa, senza alcun pensiero, per convincerti di aver raggiunto il tuo corpo energetico e di essere un sognatore.

Carlos Castaneda

Il termine magia qui deve essere inteso in senso filosofico e non in senso occulto ed esoterico. Da un punto di vista operativo, infatti, la magia viene definita la scienza e l’arte di causare il verificarsi di cambiamenti conformi alla volontà. E va da sé che un approccio simile trova innumerevoli applicazioni nella vita di tutti i giorni.

Ma c’è di più. La magia è la consapevolezza che la realtà non è tutta qui e che il mondo non si limita a quello che percepiamo con i nostri cinque sensi. Il mago sa che la realtà ha i confini che noi stessi gli abbiamo scrupolosamente imposto con i nostri pregiudizi, e utilizza l’immaginazione per espandere oltre misura la propria coscienza. Mentre la ragione, da parte sua, rimane per il mago un ottimo strumento di catalogazione e descrizione del circostante.

Le virtù che ogni uomo deve possedere al massimo grado per poter fare della magia la nota centrale della sua vita sono quattro: volontà, coraggio, silenziopotenza.

Vediamole una ad una.

Volere

Ogni atto intenzionale è fondamentalmente un atto magico. E il mago è colui che fa di ogni azione la realizzazione di un intento. Al suo opposto troviamo l’uomo che agisce meccanicamente, colui che è in balia degli eventi. Quando l’uomo entra nel regno del volere, si assume la responsabilità di tutto ciò che gli accade e si sottrae così al potere di Ananke, la necessità.

Per diventare un mago l’uomo deve tuttavia imparare come volere e cosa volere. Infatti c’è una differenza abissale tra la bramosia ed il volere. La bramosia porta alla perdizione, mentre il volere racchiude in sé il significato del versetto biblico «Dio disse: facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza… e Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò» (Gen. 1:26-27)

Osare

Ogni intento che non sia seguito da un’azione è destinato a rimanere irrealizzato. Dopo che si sia voluto intensamente qualcosa è necessario andare oltre, osare. E per osare non serve sapere esattamente quali passi si effettueranno e quali azioni si compiranno. E’ sufficiente avere molta risolutezza ad avere ed agire.

Il coraggio di tradurre in azione la propria volontà è dunque il secondo pilastro della magia.

magia

Tacere

Il silenzio conferisce molta forza ai propri intenti e questa è una verità ampiamente dimostrabile da un punto di vista empirico. E’ come se le parole interferissero energeticamente con il proprio volere, mentre il silenzio, da parte sua, è come se fungesse da catalizzatore per la realizzazione dei propri sogni.

Il silenzio è il terzo pilastro della magia. 

Potere

Potenza non significa forza bruta. Potenza non significa nemmeno ostinazione. Potenza significa piuttosto possibilità, potenzialità, ovvero la capacità di fare e determinare. In questo senso la potenza include l’atto di rendersi conto di voler fare e, in secondo luogo, la capacità di tradurre in azione i propri intenti.

La potenza, descritta in questi termini, è dunque l’espressione di una volontà.

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