Una poesia al giorno


La poesia come strumento per allargare la coscienza

La parola che de-finisce, la parola che de-limita, costituisce un ostacolo alla conoscenza. La parola poetica, evocatrice di immagini, conduce direttamente alle porte dell’assoluto.

Il Manifesto del Grimorio di Lorenzo

Nelle sue Lezioni per mutanti, lo scrittore e regista Alejandro Jodorowsky sostiene che per purificare l’ego, ogni essere umano debba dedicare mezz’ora della propria giornata alla scrittura di poesie. Poco importa se ciò che si scrive è bello o brutto, se avrà successo commerciale o meno: ciò che conta è scrivere e trasformare la poesia in una costante della propria vita. Questa pratica ha la duplice funzione di aumentare la creatività e curare l’anima attraverso l’evocazione di immagini.

All’invito di Alejandro Jodorowsky, che personalmente ho scelto di prendere molto sul serio, credo sia giusto aggiungerne un altro: leggere una poesia al giorno e imparare a pensare poeticamente. Si tratta, dunque, di scegliere un poeta a cui ci si sente particolarmente affini o dei versi che siano in sintonia con il proprio stato d’animo, e leggerli prima di andare a dormire oppure la mattina al risveglio. D’altra parte è lo stesso Alejandro Jodorowsky a sostenere, in un passaggio del suo libro Psicomagia, Una terapia panica, che “[…] di poeti è pieno il mondo. Ciò che scarseggia è la vita poetica.”

Imparare a pensare poeticamente

A volte infilo una banconota nella tasca di un mendicante addormentato, perché si convinca di essere stato fortunato.

A. Jodorowsky

Ad un primo sguardo, si sarebbe tentati di pensare che la poesia sia una forma d’arte un po’ fumosa, astratta, per certi versi démodé, adatta esclusivamente alle persone che hanno la lacrima facile. In realtà siamo così assuefatti alla parola che cataloga, classifica ed etichetta, da trascurare altre possibili facoltà del linguaggio, come ad esempio l’evocazione di immagini attraverso il suono. La poesia, in questo senso, ha l’incredibile potere di allargare oltremisura la coscienza, insegnando che il linguaggio può avere funzioni assai diverse rispetto a quelle che normalmente gli vengono attribuite. In questo senso, la poesia è un potente farmaco da somministrare alle persone che sono abituate a tenere i piedi per terra troppo a lungo e che, inevitabilmente, soffrono di eccessi di razionalità.

La poesia pone al centro della propria indagine la lingua nel suo aspetto sonoro, ritmico, musicale, simbolico. Ed è così che la parola, da parte sua, può assolvere la funzione evocatrice di immagini, sensazioni, sentimenti e stati d’animo. Questa caratteristica dell’arte poetica è particolarmente evidente in questi versi scritti da Mario Luzi, un poeta a cui mi sento molto legato.

Ma tu continua e perditi, mia vita,
per le rosse città dei cani afosi
convessi sopra i fiumi arsi dal vento.

M. Luzi

In questi versi c’è tutto il potere espressivo della poesia: c’è la musica, c’è un’attenzione meticolosa per il suono e per l’accostamento delle parole, e poi ci sono le immagini: le rosse città, i cani afosi, i fiumi arsi dal vento. Leggiamo adesso questi altri versi, sempre di Mario Luzi.

E’ questa l’ora tua, è l’ora di quei re
sismici il cui trono è il movimento,
insensibili se non al freddo di morte
che lasciano nel sangue all’improvviso.

M. Luzi

In queste poche righe ritrovo me stesso. Ed è così che mi piacerebbe essere descritto: come un re sismico, che ha per trono il movimento.

una poesia al giorno

La mia mezz’ora dedicata alla poesia

Oltre al significato grammaticale del linguaggio, ce n’è un altro, un significato magico, che è l’unico che ci interessa…

V. Huidobro

Sulla scorta dell’invito di Alejandro Jodorowsky, oggi ho messo da parte le mie remore e le manie di perfezionismo, e mi sono cimentato nella scrittura di versi. Devo ammettere che non è stato affatto facile condensare uno stato d’animo in poche righe, in poche parole evocatrici. Ad ogni modo, il risultato è il seguente.

Nuda, vaghi
Raccatti cenci per la strada
E li metti addosso al tuo dolore
Per farlo sentire trendy

Dolce bambina,
Tu non lo sapevi che amore fa rima con perdizione

E adesso siedi
Attonita assopita assorta, preghi
Al capezzale del tuo ego in frantumi

Ho poi provato a scrivere dei versi endecasillabi, e il risultato è la seguente terzina.

Dove sono ora i tuoi occhi neri,
Tenebrosi fari di luce scura
Scrigni arcani di sacri misteri.

E tu hai mai scritto dei versi, che vuoi condividere? Fammelo sapere nei commenti.

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