Io penso positivo perché son vivo, perché son vivo


Apologia del pensiero positivo

La capacità di pensare positivo rientra tra i poteri magici dell’uomo. A questo proposito, occorre fornire dei chiarimenti fin da subito. Cosa si intende con pensiero positivo? Ma soprattutto, cosa non si intende quando si fa riferimento a questa medesima espressione?

Secondo una mentalità molto diffusa bisognerebbe sorridere alla vita qualunque cosa accada: questo non è il pensiero positivo. Questo è piuttosto un atteggiamento ebete nei confronti di se stessi e della vita. Chiamare bianco il nero non è pensare positivo, bensì negare la realtà dei fatti. Analogamente, cercare a tutti i costi di trovare un senso (positivo) a fatti che non piacciono, non porta a nulla di buono.

Tra l’atto di chiamare bianco il nero e il realismo – che rimane pur sempre una rappresentazione della realtà – si colloca quell’atteggiamento mentale che ci invita ad aprire la mente e non dare niente per scontato. Si tratta infatti di capire che la nostra mente è limitata, mentre l’universo da parte sua è infinito e illimitato. E in un universo infinito e illimitato, con infinite e illimitate combinazioni e possibilità, non rimane altro da fare che affidarsi al mistero.

Fatta questa premessa, partiamo da una famosa parabola persiana per illustrare il concetto di pensiero positivo e le sue possibili applicazioni nella vita di tutti i giorni.

La parabola di Gesù Cristo e il cane morto

Una leggenda persiana narra che Gesù Cristo un giorno stesse passeggiando per le vie di una città assieme ai suoi discepoli, quando sul ciglio della strada scorse la carcassa di un cane già in putrefazione. I discepoli voltarono lo sguardo inorriditi. Solo Gesù si fermò e, contemplando la carcassa del cane, esclamò ammirato: “Che dentatura meravigliosa aveva questo cane!”

Là dove i discepoli avevano visto soltanto il lato brutto e repellente, il Cristo aveva saputo scorgere quel che, malgrado tutto, la carcassa del cane aveva di bello. La facoltà di vedere le cose positivamente, in questo senso, ci mette direttamente in relazione con il lato creativo dell’esistenza. E il lato positivo e creativo dell’esistenza è quello che ha a che fare con l’Io superindividuale, mentre il lato negativo si rifà alle limitazioni individuali contingenti.

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pensiero positivo

Il pensiero positivo e la creatività

Nel suo Corso accelerato di creatività, Alejandro Jodorowsky parla, tra le altre cose, delle applicazioni terapeutiche della creatività. Il suo approccio ha molto a che fare con ciò che finora abbiamo chiamato pensiero positivo. Jodorowsky suggerisce infatti di andare oltre l’apparenza delle cose. E ci invita non solo a saper vedere, ma anche a saper creare un lato positivo nelle cose.

La capacità di pensare positivamente, in questo senso, non deve mai portare alla disidentificazione da se stessi. Se una cosa non mi piace, ciò significa che questa cosa non mi piace, punto. Se in un dato momento provo una sensazione di angoscia, negare la mia angoscia non ha alcuna utilità. Ciò nonostante, in quanto uomo, sono un essere magico e ho la facoltà di lavorare sulle mie sensazioni, trasformandole in uno strumento di crescita personale. Una sensazione spiacevole può dunque diventare un’occasione per immaginare che una parte di me molto saggia mi stia mettendo in guardia contro qualcosa, e conducendo allo stesso tempo verso l’autorealizzazione.

Visto da questa prospettiva, il pensiero positivo implica una scelta volontaria e presuppone sempre il ricorso alla consapevolezza. L’atto di pensare positivamente smette così di essere un modo per illudere se stessi, ma diventa un vero e proprio esercizio di creatività e potere personale.

Le applicazioni terapeutiche della creatività secondo Alejandro Jodorowsky

“Sento come se avessi un muro in petto.” Ascolta bene, è immaginario. Com’è questo muro? Di pietra, di metallo, di cemento? Concentrati, tenta di dirmi com’è. Di mattoni rossi? Bene. Di che dimensioni è, ti circonda come un tubo, dove lo metti? Immagina ora i mattoni rossi. Immagina di avere a disposizione questi mattoni. E’ un materiale tuo, puoi fare quello che vuoi con questo materiale. In primo luogo, ti difende: un muro può difendere. Da che cosa ti difende? Cerca la sensazione. Non bisogna pensare, bisogna capire che sensazione si ha. Questo muro è assolutamente utile. Adesso medita sui mattoni rossi. Sono belli. Pensa che sono belli. Infondi bellezza nei mattoni. Sempre più bellezza in questo muro. E’ tuo, ti appartiene. Puoi fare quello che vuoi di lui. Costruisci qualcosa con il muro. Crea uno spazio. Costruisci un luogo. Immaginalo, però. Immagina com’è questo luogo, con questi mattoni. Vedi un luogo accogliente, puoi entrarci. Poi crea una porta. La soluzione sta qui: non devi eliminare il muro. Devi aprire una porta. E ora immagina il muro dentro di te, con una porticina dalla quale puoi uscire ed entrare. E’ una parte di te che difende la tua individualità. Questo muro difende la tua individualità, perché è ancora debole, per il momento, d’accordo? Ora rafforza la tua individualità. I mattoni rossi ti daranno la forza. Se diventi forte, non avrai più paura. Nessuno potrà invaderti, hai capito? Devi prendere l’immaginario e assimilarlo. Lavorare sulla sensazione. Perché le sensazioni che avvertiamo sono come simboli, possiamo operare direttamente su di loro.

Alejandro Jodorowsy, Psicomagia

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