I danni dello spiritualismo contemporaneo


…e le insidie del pensiero consolatorio

Ciò che non è assolutamente possibile è non scegliere.

Jean-Paul Sartre

Oggi parliamo dei danni dello spiritualismo contemporaneo e delle insidie del pensiero consolatorio. Dal momento che trattiamo un tema che da parte mia richiede una certa vena polemica, direi che possiamo saltare a piè pari l’introduzione e andare subito al dunque… Così, per non perdere la foga del discorso.

1. I pericoli del marketing

Ho raccolto una serie di aforismi a tema New Age e Spiritualità che ricevono una pioggia di like sui vari social network e devo dire che c’è da rabbrividire. Prendiamo a titolo di esempio questo tweet di cui non citerò la fonte: Sai perché è difficile essere felici? (Sentiamo, perché?) Perché ci rifiutiamo di lasciar andare le cose che ci rendono tristi… Tutto qui? Davvero basta solo questo per essere felici? Verrebbe da pensare che chi si nutre di questi slogan in realtà non abbia alcuna intenzione di essere felice, dal momento che questa forma di marketing è utile soltanto ad evitare il confronto con i problemi, piuttosto che guardarli per quello che sono veramente e tentare di risolverli.

2. La mentalità fatalista

Danno numero due: la mentalità fatalista. Il fenomeno dello spiritualismo contemporaneo, con i dovuti distinguo, tende a promuovere il fatalismo e un conseguente atteggiamento di rassegnata passività agli eventi. Alla base di questa concezione, spesso troviamo quelli che io chiamo slogan sospirati. Ecco alcuni esempi: tanto prima o poi doveva succedere; forse questa è la migliore alternativa possibile; forse è meglio così; probabilmente non c’era alternativa. Certo, le cose sono andate come sono andate, e indietro non si torna. Ma io sono davvero soddisfatto della piega che gli eventi hanno preso? E davvero non potevo fare altro perché le cose andassero diversamente? La mentalità fatalista è molto insidiosa, poiché esclude ogni possibilità di evoluzione. E poi è difficile da estirpare. Il contrario di questo atteggiamento mentale è la scelta di assumersi la responsabilità di tutto ciò che ci riguarda, anche degli eventi che, apparentemente, non siamo in grado di controllare.

3. Accontentati di ciò che sei

Volere essere di più rispetto a ciò che si è, secondo questo trend a cui abbiamo dato il nome di spiritualismo contemporaneo, troppo spesso è considerato un peccato imperdonabile. L’equivoco nasce dall’individuare l’origine dei propri mali nel volere essere migliori, nel voler essere qualcosa di più. Mentre l’invito, più o meno esplicito, è: accontentati di ciò che sei; accontentati di ciò che hai; accontentati di essere dove sei e come sei. L’antidoto a questa mentalità fuorviante è presentato in primo luogo da un’accettazione totale, e non parziale, di ciò che si è, per cui i propri desideri e le proprie aspirazioni non devono essere tagliati fuori. In secondo luogo, per non cadere nella trappola del ridimensionamento di sé, è bene fare proprio, in modo deliberato, il motto magico: osa e taci.

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4. Non desiderare

Diretta conseguenza di quanto scritto sopra è un attacco ingiustificato al desiderio. In un famoso libro riconducibile alla corrente dello spiritualismo contemporaneo si legge: nel desiderio non c’è dignità. Il problema in realtà è linguistico, e riguarda la confusione tra l’aspirazione sincera e la bramosia. Mentre la bramosia è una sete ardente e insaziabile che conduce al logoramento personale, l’aspirazione sincera, da parte sua, è una forma di incandescenza che dà la sensazione di essere vivi ed è una base per l’allargamento della coscienza. A questo riguardo rimando all’ottimo libro di Igor Sibaldi Il mondo dei desideri – 101 progetti di libertà.

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5. La fuga dalla responsabilità personale

Se è vero che le cose non potevano andare meglio di come sono effettivamente andate, se è vero che il corso degli eventi è determinato da qualcosa più grande di me, allora che senso ha fare qualsiasi cosa? La fuga dalla responsabilità personale è una conseguenza della mentalità fatalista di cui abbiamo già avuto modo di parlare, e si traduce nelle seguenti convinzioni: tanto ci pensa il destino; tanto non posso che trovarmi nel posto giusto, al momento giusto; forse sono io che voglio troppo: mi devo accontentare di ciò che ho e di ciò che sono… Il che in parte va bene, ma ciò non può diventare un alibi per rimanere fermi nel punto in cui si è. E poi che posto hanno in tutto ciò il sogno, l’aspirazione, il desiderio?

6. Ciò che accade non accade mai per caso

Un’altra pericolosissima assumption è l’idea che nulla accada per caso, bensì per insegnarmi qualcosa di specifico. Secondo diversi esponenti del cosiddetto spiritualismo contemporaneo, la vita mi starebbe dando una lezione attraverso gli eventi, e i fatti spiacevoli si ripeterebbero perché io sono un cattivo allievo e non imparo niente. Passiamo così da lezione in lezione senza mai apprendere nulla. La domanda allora sorge spontanea: e chi ha deciso che gli eventi siano in realtà delle lezioni che la vita sta cercando di darmi? Questa è una costruzione di senso inaccettabile, una forma di pensiero consolatorio che sembra aver sostituito la categoria cristiana della speranza. Intendiamoci, non escludo a priori questo punto di vista. Ma in quanto essere autonomo e indipendente, sono io che scelgo personalmente di trasformare gli eventi della vita in preziose lezioni.

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7. Il pensiero positivo

Secondo una mentalità molto diffusa bisognerebbe sorridere alla vita qualunque cosa accada: questo è un atteggiamento ebete nei confronti di se stessi e della vita. Chiamare bianco il nero non è pensare positivo, bensì negare la realtà dei fatti. Analogamente, cercare a tutti i costi di trovare un senso (positivo) a fatti che non piacciono, non porta a nulla di buono. Una valida alternativa a questa mentalità è l’adozione deliberata di quell’atteggiamento mentale che ci invita ad aprire la mente e non dare niente per scontato.

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8. Le liste

Lo so, ne sto facendo una anch’io, ma la mia è ironia. E vorrei che si sappia: lo è tutte le volte che ricorro a questo strumento. Il punto però qui è un altro: mi riferisco infatti all’idea che tutto sia risolvibile in sette, otto, nove, spesso dieci, atteggiamenti vincenti. Dieci modi per essere felici. Dieci modi per trovare il lavoro dei propri sogni. Dieci modi per essere sempre sorridenti. Questo è marketing, mentre la realtà è un fatto complesso, che richiede la nostra comprensione e la nostra delicatezza… Non bastano dieci banalissime azioni per essere felici.

9. Attenti al guru

Tipico di quel fenomeno che abbiamo chiamato spiritualismo contemporaneo, è la figura onnisciente del guru, che poi è quello che scrive le liste e che la sa lunga sul modo di essere felici e su moltissime altre cose. Bisogna guardarsi da certe frequentazioni, e a chi dispensa consigli senza averne l’autorità bisogna senz’altro preferire i ricercatori umili e silenziosi.

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