L’Arca di Noè e il proprio aldilà personale


Il mito del Diluvio universale spiegato da Igor Sibaldi

Bada al senso, e i suoni baderanno a se stessi.

Lewis Carroll

Fateci caso. Quanti degli equivoci che hanno origine nella vostra mente sono in realtà dovuti a un cattivo uso delle parole e, in modo particolare, all’ambiguità di certi termini? E quanti problemi sorgono dal fatto che il vostro cervello è stato appaltato da un termine che non capite e che non indica niente di preciso?

Igor Sibaldi si serve del racconto biblico dell’Arca di Noè per spiegare il potere che si cela dietro le parole e l’uso che se ne fa. Il messaggio è chiaro: trovate la parola giusta per indicare i fenomeni che vi riguardano da vicino. Evitate le parole vaghe e rimanete sulle parole che conoscete. Non appena vi sarete liberati delle parole superflue, la vostra mente sarà in grado di fare un grande balzo evolutivo.

Guida alla creazione della propria lingua personale

Il racconto biblico dell’Arca di Noè lo conosciamo tutti molto bene. L’arca è una grande imbarcazione costruita da Noè su indicazione divina per sfuggire al Diluvio universale e per preservare la specie umana e gli altri esseri viventi.

Questo racconto in realtà si presta ad una doppia lettura. L’interpretazione che ne dà Igor Sibaldi vorrebbe che il significato originario della parola ebraica per arcaTevat – sia lingua, linguaggio.

In questo itinerario prospettico, siamo tutti Noè, ammesso che lo si voglia veramente. E l’arca coincide con le parole che usiamo e in cui abbiamo riposto tutte le forze vive e fertili che abbiamo dentro di noi e che vediamo nel mondo.

Da un punto di vista allegorico, Dio dice a Noè: il mondo – questo mondo – è diventato troppo piccolo per te e tu devi uscirne. Per uscirne devi affidarti alle acque che arriveranno presto a sommergerlo. Costruisci dunque il tuo Tevat, la tua lingua personale, composta da quei concetti che ti appartengono intimamente e che sono reali, concreti, verificabili. Allo stesso tempo, elimina, dopo averle riconosciute, tutte le parole vuote, inutili e che ti trascinano in basso.

Facciamo qualche esempio.

Prendiamo la parola politica. Nell’antica Grecia questo termine era utilizzato per indicare l’amministrazione della vita pubblica della polis, una struttura amministrativa che spesso non superava i 5.000 abitanti. Rispetto al suo significato originario, oggi il termine politica è stato del tutto snaturato. Il significato attuale di questo termine è infatti riconducibile al modo di esercitare il potere da parte di una élite, piuttosto che all’attiva partecipazione degli abitanti liberi alla vita pubblica.

Da qui l’invito a scegliere con cura le parole da introdurre nel proprio Tevat. La preferenza deve andare a quelle parole che hanno uno scopo preciso, senza dar troppo credito alle informazioni che ci arrivano dai mezzi di comunicazione di massa o ai valori trasmessi dalla generazione precedente.

Una volta terminata la costruzione del proprio Tevat, il mondo comincerà ad allontanarsi, come se venisse sommerso dalle acque. E a mano a mano che l’acqua sale saremo in grado di fare un salto quantico, di avventurarci nel nostro aldilà personale. A questo stadio evolutivo dobbiamo essere consapevoli del fatto che gli altri non sono più in grado di sentirci. Gli altri sono sommersi dalle acque e il suono non si propaga sott’acqua.

Fonte: Igor Sibaldi, La Storia Originale dell’Arca di Noè – Tratto da “Il Tuo Aldilà Personale”

arca di Noè e aldilà personale

Conclusioni: un caso di glottogonia

Bisogna ammettere che la lettura di Igor Sibaldi del racconto biblico dell’Arca di Noè è incredibilmente suggestiva. Visto da questa prospettiva, il racconto della costruzione dell’arca diventa uno strumento di potere, concretamente in grado di determinare un’espansione della propria consapevolezza.

Personalmente, accetto la sfida: la costruzione del mio Tevat ha inizio. E scelgo di spingermi oltre. Per sopravvivere al diluvio porto con me tutte le mie intuizioni, tutte le mie scoperte, tutti quei concetti che sono ancora in attesa di un termine per essere espressi.

Per approfondire: La fabbrica delle parole

 

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