Il mito di Medusa e lo sguardo che apre la mente


Nel mito di Medusa la chiave per espandere la coscienza e aprire la mente a nuove prospettive

E non solo l’uomo ignora, deforma, rinnega se stesso, ma ripete il mito di Medusa e impietra tutto quello che lo circonda; osserva e calcola la natura in peso e misura; limita la vita intorno a lui in piccole leggi, supera i misteri con le piccole ipotesi; fissa l’universo in una unità statica, e si pone alla periferia del mondo timidamente, umilmente, come una secrezione accidentale, senza potenza e senza speranza.

Leo, Barriere

Secondo la mitologia greca, Medusa era una delle tre Gorgoni, creature misteriose che avevano il potere di pietrificare chiunque avesse incrociato il loro sguardo. La leggenda narra che Perseo, sfidato dal tiranno Polidette, un giorno penetrò nella grotta dove Medusa viveva e le tagliò la testa. Dal collo reciso di Medusa uscirono allora il gigante Crisaore e il cavallo alato Pegaso.

Come spesso accade con i miti greci, la vicenda di Perseo e la Medusa parla fondamentalmente di noi e ci invita a guardare il mondo con occhi nuovi. Vi è infatti uno sguardo che impietra la realtà, ed è lo sguardo che obbliga il circostante negli spazi angusti dell’etichetta, del giudizio, della parola. Vi è poi uno sguardo che si rifiuta di considerare la realtà come un’entità statica, ed è lo sguardo che sa aprirsi al mistero, pur non disdegnando l’uso della ragione per conoscere il mondo.

Le scoperte più grandi si fanno attraverso questo tipo di sguardo. E come la decapitazione di Medusa libera il gigante Crisaore e il cavallo alato Pegaso, così la scelta di affrancarsi dalla morsa dello sguardo pietrificatore consente di liberare energie nuove e spesso straordinarie.

Vediamo di cosa si tratta.

aprire la mente mito di medusa

Il mito di Medusa in breve

Figlio di Zeus e Danae, Perseo è un eroe della mitologia greca. La leggenda narra che il tiranno Polidette, sovrano dell’isola di Serifo, in occasione di un banchetto nuziale chiese a Perseo di portargli la testa decapitata di Medusa, l’unica delle tre Gorgoni ad essere mortale. Si trattava di un’impresa estremamente ardua, dal momento che Medusa aveva il potere di pietrificare chiunque avesse incrociato il suo sguardo.

Nonostante la difficoltà dell’impresa, Perseo riuscì a penetrare nella grotta dove le Gorgoni dormivano attraverso l’aiuto di Ermes e Atena. Qui Perseo decapitò Medusa, guardando la sua immagine riflessa in uno scudo lucente. Dal collo reciso di Medusa uscirono subito il gigante Crisaore e il cavallo alato Pegaso, che si trovavano rinchiusi nel suo grembo.

Perseo depose allora la testa di Medusa in una borsa di pelle e montò su Pegaso raggiungendo in volo il paese degli Etiopi. Qui Perseo scorse la fanciulla Andromeda legata ad una roccia ed esposta alle ire di un mostro marino. Perseo si accostò al mostro, lo uccise pietrificandolo con la testa di Medusa e liberò Andromeda. Fatto ritorno a Serifo, Perseo pietrificò anche Polidette e liberò sua madre Danae che era stata fatta schiava dal tiranno. 

Per approfondire: Il mito di Perseo e la Medusa

La perversione intellettuale di Medusa

Così giunsi alla conclusione che qualsiasi tentativo di classificare i dati con la mia sintassi si sarebbe rivelato vano.

Carlos Castaneda, Gli insegnamenti di Don Juan

Figlie delle divinità marine Forco e Ceto, le Gorgoni erano tre sorelle: Medusa, Steno ed Euriale. Le Gorgoni rappresentavano la perversione nelle sue tre forme: Euriale rappresentava la perversione sessuale, Steno la perversione morale e Medusa la perversione intellettuale.

Da un punto di vista simbolico, possiamo associare la decapitazione di Medusa da parte di Perseo all’atto cosciente e volontario di liberarsi della propria perversione intellettuale. L’accostamento, del resto, non è casuale. Nella testa ha infatti sede il cervello, organo al quale viene tradizionalmente associato l’intelletto e il pensiero razionale. 

E allo stesso modo in cui lo sguardo di Medusa impietra tutto ciò che la circonda, così l’azione dello sguardo logico e calcolatore impietra il circostante in schemi, categorie ed etichette. Ecco che la liberazione da questo automatismo della mente passa dalla decapitazione simbolica della propria Medusa interiore e implica la cessazione dell’iperattività dell’intelletto.

Si tratta chiaramente di un’impresa eroica. Perseo riesce a penetrare nella grotta dove risiede Medusa soltanto grazie all’aiuto di Ermes – personificazione della leggerezza, del vento e della velocità – e Atena – dea della sapienza, delle arti e della guerra. Ermes e Atena donano infatti a Perseo un paio di sandali alati per spostarsi più velocemente, uno scudo lucido che avrebbe riflesso il volto di Medusa e un falcetto in diamante per tagliarle la testa.

L’intervento delle divinità sembra quasi un ammonimento per l’uomo. Da solo l’uomo non ce la può fare: per riuscire nell’impresa di tagliare la testa alla propria Medusa interiore ha bisogno dell’aiuto della provvidenza. 

La testa di Medusa e lo sguardo che impietra la realtà

Esiste dunque uno sguardo che impietra la realtà. Questo sguardo si contraddistingue per la sua attitudine a classificare il circostante secondo schemi ed astrazioni che hanno origine nella mente. Chiameremo tali schemi ed astrazioni agenti pietrificatori della realtà.

Proviamo a fare qualche esempio pratico. Sono agenti pietrificatori della realtà i pregiudizi, i luoghi comuni, le etichette e le convenzioni. Anche il dubbio, la paura e l’aspettativa pietrificano la realtà, perché obbligano l’uomo ad agire secondo schemi mentali ed emotivi prestabiliti. Analogamente, la lingua è l’agente pietrificatore della realtà per eccellenza. La lingua infatti definisce il circostante e tutte le volte che si de-finisce qualcosa, inevitabilmente si impietra questo qualcosa entro i confini di una data forma.

Ma qui non si fraintenda. La pietrificazione della realtà di per sè non è un male, bensì un automatismo connaturato all’agire dell’essere umano. La pietrificazione della realtà diventa un fattore negativo quando ci impedisce di essere ciò che la nostra natura e il nostro volere ci chiedono di essere. La pietrificazione della realtà diventa addirittura il principale ostacolo da superare quando ci impedisce di vedere oltre e pone dei limiti concreti alla nostra conoscenza. Ed è in queste circostanze che si rende necessario risvegliare il proprio Perseo interiore e tagliare la testa alla Medusa che alberga in ciascuno di noi.

Leggi anche: Fluidità esserica, ovvero l’arte di trovare tesori nascosti

L’emisfero destro del cervello e la decapitazione di Medusa

Era un piacevole flusso di parole liquide.

Carlos Castaneda, Gli insegnamenti di Don Juan

A questo punto la domanda sorge spontanea: come fare? Torniamo ancora una volta alla storia di Medusa e facciamoci guidare dal mito. La leggenda narra che anche il sangue di Medusa avesse poteri magici. Quello sgorgato dalla vena sinistra era un veleno mortale, mentre quello che usciva dalla vena destra aveva il potere di resuscitare i morti e assicurava la vittoria sugli avversari.

Questo passaggio del mito di Medusa sembra anticipare alcune recenti scoperte della neuropsicologia contemporanea. Questa scienza associa infatti il pensiero logico e calcolatore all’emisfero sinistro del cervello. Dall’altro lato, la sorgente della creatività, dell’intuito e dell’immaginazione viene collocata nell’emisfero destro del cervello.

Non è la prima volta che nei testi antichi si fa riferimento a ciò che sta a destra come la sede naturale di tesori nascosti e risorse ancora inesplorate. Nel Vangelo di Giovanni Gesù dice agli apostoli: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci (Giovanni 21:6). Si tratta di un accostamento molto suggestivo, anche se forse poco fondato. Ed io, da parte mia, non posso fare a meno di servirmene.

Quando tagliamo la testa alla nostra Medusa interiore abbiamo accesso immediato alla regione di destra, quell’area dove risiede il nostro potenziale creativo. Questo è il luogo dove si fanno le scoperte più grandi. Qui risiede l’intuito e da qui ha inizio la strada che porta a un’effettiva espansione della coscienza. Questo, infine, è il luogo in cui la realtà smette di essere pietrificata, ma viene modellata come se si trattasse di una sostanza duttile.

Leggi anche: Pensiero laterale: istruzioni per l’uso

aprire la mente mito di medusa

Lo sguardo che apre la mente

La mia eredità è divenuta per me come un leone nella foresta; ha lanciato il suo grido contro di me; per questo l’ho odiata.

Geremia 12:09

Quando ci si affida all’emisfero destro del cervello la percezione diventa uno spalancarsi della coscienza a intuizioni molteplici e lampi di immagini. Quest’area del cervello è particolarmente attiva quando la mente entra in uno stato di intensa creatività o in uno stato di elevazione mistica come l’estasi. 

In questi stati la morsa inibitoria dell’emisfero sinistro non può intervenire e l’incessante catalogare della mente ha fine. La percezione ha la precedenza sulla definizione della percezione stessa. L’oggetto della nostra osservazione smette di essere identificato con la sua etichetta e l’immaginazione diventa lo strumento di interazione con la realtà privilegiato.

Questo è dunque lo sguardo che apre la mente. A partire da qui è possibile la vera conoscenza, che si distingue dalla semplice raccolta di informazioni più o meno esatte su un dato argomento.

Crisaore, Pegaso e la liberazione di Andromeda e Danae

Un ultimo importante, inevitabile riferimento al mito di Medusa riguarda la liberazione di Crisaore e Pegaso che fa seguito alla decapitazione della Gorgone. In questo passaggio del mito, Crisaore e Pegaso possono essere associati ai nostri poteri nascosti.

Quando si taglia la testa propria alla Medusa interiore e si mette fine alla maniacale definizione del circostante, abbiamo accesso immediato alla nostra energia creativa e cominciamo a fare delle scoperte sensazionali. All’improvviso ci si accorge che la ragione è poca cosa per interpretare il circostante. E come guidati da una forza divina, smettiamo di pietrificare la realtà in rigidi schemi e cominciamo ad aprirci al mistero.

Ed è allora che la testa di Medusa diventa un’arma invincibile e l’intelletto un fedele alleato. Perseo la utilizza per liberare Andromeda e Danae. Noi, da parte nostra, potremmo utilizzarla per dare forza e vigore a quei pensieri che ci donano potere ed energia.

 

+ Non ci sono commenti

Aggiungi il tuo

Rispondi

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.